Nel mio lavoro clinico osservo situazioni familiari difficili, in cui le parti più deboli, ossia i bambini, diventano le prime vittime e molto spesso non vengono “visti”. Accade infatti sovente che, i sintomi che un bambino esprime, sono il risultato di un disagio rispetto alle difficoltà e alle tensioni esistenti nella coppia genitoriale: questi sintomi però possono venir sottovalutati o confusi.
I figli vengono spesso coinvolti nel conflitto della coppia, portando ad alleanze collusive o disturbati: i figli in questo modo sperimentano la sensazione di essere abbandonati o contesi, sottoposti a forti conflitti di lealtà o ancora coinvolti in comportamenti protettivi verso la famiglia.

In realtà il figlio gioca la sua parte attiva nel conflitto, e spesso sceglie, in modo più o meno consapevole, di aderire a certi ruoli, altamente disfunzionali, come migliore strategia possibile di sopravvivenza psichica: a questo proposito ricordo di un bambino che per impedire ai propri genitori di continuare a litigare si è assunto il ruolo di “distruttore”, rompendo degli oggetti ogniqualvolta capiva che tra mamma e papà sarebbe cominciato il solito litigio. Ecco che allora tutta l’attenzione veniva rivolta a lui e al suo comportamento e la tensione tra i due coniugi veniva deviata verso il figlio. Il costo di questa scelta, che in realtà è una strategia adattiva, può essere molto elevato e può esprimersi attraverso un sintomo che comunica malessere: sensi di colpa, vissuti depressivi, sentimenti di abbandono, adultizzazione precoce, disattenzione, calo del rendimento scolastico, irritabilità, disturbi d’ansia, opposizione e aggressività.
A volte il figlio si schiera con il genitore più forte, percepito come più rassicurante. E’ questo il caso, in genere, dei bambini più piccoli, mentre spesso nei figli adolescenti, più consapevoli e con maggiore capacità di valutazione, la scelta ricade sul genitore più debole, percepito come vittima.
Di fronte ad una crisi di coppia i genitori si trovano in difficoltà a spiegare al figlio la decisione di separarsi e tendono a rimandare il confronto o nascondere certe verità, pensando di tutelarlo. Sovente si incorre infatti nell’errore di non supportare i bambini in queste delicate situazioni, creando in loro un vuoto: vengono lasciati soli a trovare risposte a quesiti difficili circa la natura dei problemi, le loro cause e le possibili soluzioni.
Quello che può ad esempio capitare frequentemente nel momento in cui un bambino si è dovuto dare da solo delle spiegazioni rispetto alla separazione dei genitori, è il darsi le colpe, assumendosi la responsabilità: “se mamma e papà si sono lasciati, è per colpa mia, perché sono stato cattivo”.
Nella maggior parte dei casi non si prende in considerazione il modo in cui i bambini vivono il problema, le ripercussioni sul loro sviluppo psico-fisico, né il ruolo di cura che spesso e prematuramente assumono in famiglia.
È invece importante spiegare ai bambini e agli adolescenti la vera motivazione che ha portato mamma e papà a separarsi, affrontando le loro paure e le loro ansie in modo adeguato alla loro età. Un aiuto per i genitori che si trovano in queste situazioni lo si trova nella partecipazione ai “gruppi per genitori separati”, dove si riceve sostegno, si interagisce, si condividono sentimenti, cade il senso di isolamento e di solitudine, poiché ci si rende conto che altri si trovano, o si sono trovati nelle stesse circostanze, hanno avuto lo stesso problema, e provato certe difficoltà.
La separazione tra due genitori è senz’altro un’esperienza dolorosa e traumatica, ma se viene assimilata e compresa, accompagnata in un percorso di “elaborazione personale” può essere superata, evitando così frustrazioni o sensi di colpa.
Solo in questo modo si garantisce ai figli una crescita serena, che li condurrà all’autonomia e alla consapevolezza di sé stessi.
Dove ricevo
Ricevo al Centro di Medicina di Villorba, Montebelluna e Postioma di Paese.

